lunedì 21 dicembre 2015

Torrone duro o torrone tenero?

Sofia B. Ancona: come deve essere il torrone? Duro oppure tenero?

Il torrone non deve essere nè duro nè tenero, il torrone deve essere friabile, si deve sciogliere in bocca al contatto con la saliva.

La consistenza di un torrone dipende da due cose principalmente dagli ingredienti e dalla lavorazione. 

Gli unici ingredienti dovrebbero essere 3: frutta secca (come nocciole, mandorle, pistacchio, noci), zucchero e albume d'uovo. 

Il torrone è duro, fatica a sciogliersi in bocca perché c'è troppo zucchero nell'impasto rispetto ad altri ingredienti (si risparmia sulla frutta secca).


Attenzione spesso per evitare di fare apparire nella lista ingredienti del torrone lo zucchero come primo ingrediente, utilizzano altri zuccheri, come lo sciroppo di mais, zucchero invertito, sciroppo di glucosio fruttosio, sciroppo di glucosio,  in questo modo lo zucchero non sarà il primo ingrediente della lista, perché la sua quantità è stata divisa in più voci.

Anche la cottura del torrone può incidere sulla durezza, ma in generale le aziende se fanno un prodotto di qualità sono molto attente alle fasi del montaggio e alla cottura.

Nessuna azienda che utilizza ingredienti di qualità poi vanifica tale lavoro nella fase di lavorazione.

In definitiva un torrone duro che non si scioglie in bocca non è un torrone di qualità, per la scelta degli ingredienti e la fase di lavorazione.


L'unico torrone che può permettersi di farsi chiamare tenero, è il torrone sardo, perché per tradizione la Sardegna è molto ricca di miele, pertanto si è sempre adoperato nella preparazione dei dolci tipici, è normale che in Sardegna il torrone sia tenero perché la percentuale di zucchero viene sostituita in buona parte dal miele.


Attenzione non tutti i torroni teneri sono torroni sardi, cioè hanno una buona percentuale di miele. Ho visto in commercio oltre al torrone tenero o morbido anche il torrone soffice, mi raccomando il torrone non è un materasso. Molto aziende hanno creato una vera e propria segmentazione del torrone che di fianco al torrone classico affiancano una linea di torrone tenero o morbido, più gradito ad anziani e bambini, guardate sempre la lista ingredienti , non sempre la tenerezza viene data dal miele.


Da un po di tempo sulla lista ingredienti scende sempre più in basso, l'albume d'uovo, ingrediente fondamentale, anzi in qualche caso è scomparso, dal mio punto di vista un torrone senza albume d'uovo non dovrebbe nemmeno chiamarsi torrone, la sua presenza è importante anche per conferire morbidezza all'impasto.


Quello che io vorrei spiegare e che fare un torrone di qualità è una questione di qualità degli ingredienti e dei tempi di lavorazione, ha un certo costo fare un torrone friabile un torrone di qualità, perché montare l'albume con gli altri ingredienti richiede tempi lunghi, montatori in funzione per lungo tempo, pertanto utilizzare degli ingredienti che in qualche modo accelerano la preparazione e consentono di ridurre tempi e costi di lavorazione quali montaggio e cottura creano minori costi.

Per esempio la cottura di un torrone classico può richiedere anche dieci ore mentre quello di un torrone morbido solo due.

La cosa più divertente è che i torroni morbidi possono richiedere meno tempo di lavorazione e minori costi ma il prezzo d'acquisto al consumatore è sovente simile e qualche volta perfino molto superiore. 

giovedì 17 dicembre 2015

Come fare a riconoscere una pasticceria artigianale o una pasticceria industriale?

Camilla B, Massa : Come fare a riconoscere una pasticceria artigianale o una pasticceria industriale?

Non è facile, bisogna essere dei veri e propri esperti del settore della Pasticceria.

Per esperienza posso dire che il 90% delle pasticcerie utilizza prodotti industriali o semi lavorati per pasticcerie, sono pochi quelli che io conosco che realizzano i dolci dalla selezione delle materie prime alla lavorazione completa .

Purtroppo il pubblico ha talmente il gusto modificato dall'industria alimentare che non riesce più a distinguere una Pasticceria Industriale da una Pasticceria Artigianale, spesso scambia l'una per l'altra.

Molti di voi si sono accorti che negli ultimi anni si aprono pasticcerie in ogni angolo, la domanda di dolci in pochi anni sembra aumentata del 1000%, tutti con diverso titolo offrono dolci: panetterie, venditori ambulanti, bar, musei, fast food di vario genere, trattorie, wine bar, ristorante di vari livelli anche Mcdonald e Starbucks offrono dessert.

Nella maggior parte dei casi molti di questi non hanno nemmeno il laboratorio sono solo dei rivenditori, ogni mattina arrivano i dolci preparati da laboratori industriali, tutti con la stessa forma tutti uguali, spesso solo scongelati, uno preciso con l'altro, non è la bravura del pasticcere a farli uguali ma sono delle macchine automatizzate.

Tutti i locali per legge sono obbligati a una lista ingredienti che magari c'è da qualche parte ma bisogna trovarla, come l'indicazione prodotto congelato.

Ci sono poi le Pasticcerie con la scritta artigianale o no poco importa, che utilizzato semilavorati di pasticceria, in definitiva ricevono dall'industria le basi delle torte, le creme in polvere e poi fanno il montaggio nel laboratorio del negozio, oppure torte da forno che arrivano già pronte in scatola, vengono cotte in forno e poi decorate con glassa o zucchero a velo, più che dei pasticceri sono dei riempitori di bignè industriali. e dei spolveratori di zucchero a velo.

Alcune pasticcerie più "serie" tengono una base di prodotti la cui origine sono i semilavorati industriali  e una piccola linea di prodotto di pasticceria artigianale fatta da loro, che possono essere la pasticceria mignon oppure qualche torta, oppure dei biscotti.

Ci sono poi le Pasticcerie quelle vere dove partono dalla materia prima e realizzano il prodotto finale in vendita, in genere sono pasticcerie con maestri pasticceri, hanno un grande laboratorio, dove durante la giornata producono tutto quello che si vende nel negozio.

Faccio alcune esempi che io conosco direttamente a Milano perchè ci capito più spesso, ma sono certo che ci sono altre pasticcerie in altre città.:

Da Angelo Polenghi
Via A. Lamarmora 31 a Milano
Un piccolo negozio vicino alla caserma. Il Signor Angelo è entrato in negozio all'età di nove anni quando è morto il papà per aiutare la mamma e possiamo dire che non è più uscito dal negozio, oggi ha più di 80 anni, non si è sposato, ha più di 70 anni d'esperienza in pasticceria.
Non c'è un dolce uguale all'altro, i cannoncini li riempie solo al momento della vendita, con crema pasticcera, non c'è una grande selezione, come è normale che sia in un laboratorio artigianale, cambia l'offerta a secondo della giornata. Io trovo di grande qualità i suoi bignè in particolare i bignè al cioccolato e le meringhe dell'avvocato, che si sciolgono in bocca in un attimo.
Qualche anno fa si è ammalato e il negozio è rimasto chiuso per qualche mese, lasciando i clienti con il fiato sospeso. La sensazione è che si sia di fronte all'ultimo pasticcere rimasto in città.

Pasticceria Marchesi
Via Santa Maria della Porta 11a  Milano
Al pieno terreno c'è il negozio con la vendita, mentre nei due piani sopra la Pasticceria c'è il laboratorio con 4 maestri pasticceri, che preparano tutto quello che si vende in negozio.

Pasticceria Sissi 
Piazza Risorgimento 6, Milano. 
Laboratorio a vista di fianco alla pasticceria anzi il laboratorio è due volte in più grande della Pasticceria, come è giusto che sia, si impasta e si preparano i dolci a tutte le ore.


I pasticceri quelli professionisti sanno capire immediatamente se si tratta di prodotto industriale oppure no, non solo dall'aspetto ma anche dalla consistenza, dalla lucentezza, dalla cremosità, dalla lievitazione, dal profumo, ma noi invece come facciamo a capirlo?

Le grandi insegne e le catene
Utilizzano tutti prodotti già pronti spesso congelati, hanno un unico centro di produzione e poi lo distribuiscono su tutto il territorio nazionale e regionale, se c'è un settore dove si percepisce di più un alimento se è congelato oppure no è proprio la pasticceria.

Faccio un esempio recentemente sono andato a Nizza alla Pasticceria Lenotre, tutto sembra uguale come a Parigi, però i dolci all'assaggio mi avevano lasciato un po' perplesso. Mi hanno confermato che i dolci vengono realizzati a Parigi nello stesso laboratorio dei negozi di Parigi e poi più volte alla settimana congelati e portati a Nizza, secondo me nonostante sia un prodotto di qualità nel passaggio si perde qualcosa in termini di gusto.

Aguzzare la vista
Quando le torte vi sembrano tutte identiche c'è una buona probabilità che si tratta di un prodotto non artigianale, alcuni pasticceri consapevolmente scelgono di mescolare torte fatte in casa e torte industriali. Se entrate in un piccolo negozio è c'è una vasta offerta non è pasticceria artigianale.

Omegeneità dell'offerta in più punti vendita
Se notate prodotti simili in diversi punti vendita, è possibile che hanno lo stesso fornitore industriale. Una rapida occhiata su Internet tra i cataloghi delle più grandi marche e troverete i prodotti in vendita

Fare domande
Chiedere l'origine dei prodotti, Li fate voi? Vi arrivano tutti i giorni?  Da dove? Avete il laboratorio? E quanti bravi pasticceri ci lavorano?
Se le risposte sono da subito evasive e ci pensano un attimo prima di rispondervi, non è Pasticceria Artigianale.


Se poi andiamo più sul tecnico

Una glassa lucida scintillante può essere solo industriale, una millefoglie precisa al taglio è solo industriale, una crema troppo gialla è solo prodotto industriale, una crema alla vaniglia senza semi di vaniglia, cioè i piccoli puntini neri, è solo industriale, le bolle di un impasto lievitato più sono tante e piccole e più è artigianale, le bolle grosse può della pasta può essere solo un prodotto industriale.


Perchè è importante sapere se è pasticceria artigianale o pasticceria industriale:

In primo luogo per la qualità degli ingredienti adoperati, l'industria tende ad usare più prodotti non naturali, dallo sciroppo di mais ed esaltatori del gusto.

In secondo luogo non meno importante è il prezzo

Se prendiamo per esempio i Mignon costano oramai uguali dappertutto nella piazza di Milano sui 40 euro al kg, non è poco sono le vecchie 80.000 lire, tranne che nei supermercati costano 18 euro al kg tutte le pasticcerie applicano lo stesso prezzo euro più o euro meno.

Il massimo del guadagno dove sta? In quel "Pasticcere" che compra dall' industria a un prezzo molto conveniente e lo rivende con il prezzo di un prodotto artigianale.

Perchè un prodotto industriale fa risparmiare tempo, non rende necessario un laboratorio, meno spazio, meno spese, meno affitto e spese di gestione.

Per fare le paste base come il pan di spagna, bisogna mettere le macchine a montare impasto d'uova e zucchero e l'albume, ci vuole tempo si consuma elettricità.

Fare un prodotto artigianale richiede manodopera, bravi pasticceri che vanno pagati, in una pasticceria sono dei costi fissi importanti.

Pertanto non è caro il prodotto artigianale vero ma è troppo caro il prodotto industriale spesso spacciato per prodotto artigianale.

Per essere più precisi diciamo che guadagnano di più i rivenditori di dolci d'origine industriale che le pasticcerie artigianali, perchè queste ultime devono sostenere più costi.


In sintesi : è difficile distinguere tra prodotti di una pasticceria industriale e una pasticceria artigianale, a volte è meglio optare per un onesto prodotto industriale acquistato al super ma con più del 50% in meno del prezzo, perchè si ha la stessa qualità e freschezza di molto pasticcerie sedicenti tali.
Chiaramente è preferibile un prodotto di pasticceria artigianale ma aprire bene gli occhi e fare domande senza vergogna i vostri soldi sono buoni come devono essere buoni e freschi i dolci.

Norme e legislazioni non aiutano a distinguere questo è forse l'aspetto meno nobile cosi prevalgono gli interessi di corporazioni e industriali, quindi dobbiamo noi aprire gli occhi.

mercoledì 16 dicembre 2015

La cucina della Pappagalla, dal post cosa non fare mai in un blog di cucina

Considerazioni al post i racconti di cucina della Pappagalla, dove alla blogger che mi chiedeva consiglio su cosa fare per avere successo ho preferito indicare cosa è meglio non fare, facendo l'esempio delle pagine di cucina, di uno dei maggiori quotidiani italiani, che io ho definito i racconti di cucina della Pappagalla, è uno dei post più letti ancora oggi dopo un mese, mi ha scritto una delle pappagalle, che si è riconosciuta nel post, incazzatissima!

In poche parole lei dice che nelle foto pubblicate, non ci sono solo torte acquistate in Pasticceria, come io avevo detto, ma anche in Rosticceria e piatti fotografati al Ristorante, ma non mi dire? 

Sostiene che l'editore la ricompensa con la visibilità gratuita, non la paga, riceve pochi contatti, quindi perchè deve sbattersi in cucina?

Ce lo chiediamo da mesi anche noi. Non entro in merito alle questioni di collaborazioni non retribuite, riguarda un rapporto privato professionale tra editore e collaboratrice.


Io sono solo un lettore trovo fastidioso leggere delle ricette copiate e incollate senza testa come quelle della pappagalla a che serve? Solo per mettersi in mostra? Senza alcun nesso, senza citare una fonte mai, neanche per sbaglio aggiungendo poi una foto di un piatto che non avete mai realizzato.

Ricette ovviamente impossibili da fare, non realizzabili, altro che perfette come voi dichiarate, ricette perfette se non le fai.

Care pappagalle giornaliste, non prendete in giro l'editore ma il lettore, quello che si percepisce è la mancanza d'interesse nei confronti del lettori, anzi la mancanza di rispetto.

Se i quotidiani perdono il 30% dei lettori in pochi anni, qualcosa vorrà anche dire.

La cosa più divertente che anche oggi una delle Pappagalle, ha pubblicato la ricetta del panettone che dice fatto da lei, con la fotografia del panettone avvolto nella carta con il colore e il simbolo di una nota marca di negozio di pasticceria di Milano.

Vi prego, da uno che non capisce nulla, secondo me fate più bella figura se dite la ricetta del dolce è della Pasticceria X, di Via Y a Milano, perchè non me ne sono accorto solo io.


Ho deciso di riassumere alcuni dei commenti più interessanti che sono venuti fuori dal post precedente, ovviamente ringrazio tutti i commentatori che sono la parte più bella di questo blog

Il mercato on line cresce, tariffari per commenti, mi piace e link

Interessanti del post sono stati i commenti, abbiamo imparato che i mi piace su Facebook e i lettori fissi di google + si acquistano, ci sono on line anche dei tariffari.
Se posso dire pensate che qualcuno si impressioni per il numeri di condivisioni su Facebook?

Contenuti meno originali per paura di plagio

Aspetto più infelice è che i blogger non mettono più le ricette di cucina originali, fatte con le proprie mani o ereditate dalla mamma, le ricette di famiglia perchè hanno timore del plagio. Io non sono molto d'accordo ma comprendo che il plagio, il furto dei contenuti e delle fotografie è molto diffuso.

Libri di cucina, No grazie abbiamo già dato

I food blogger non li vogliono, ogni settimana leggo le recensioni di almeno venti libri di cucina, sono 1040 all'anno, chi li compra? I food blogger sicuramente no o per lo meno poco. Dai commenti è emerso che i blog e i lettori di cucina li trovano ricchi d'errori tanto che preferiscono i vecchi manuali di cucina senza foto ritenuti più affidabili dei libri fotografici d'oggi, non si impara nulla, non c'è alcuna attinenza tra testo e foto, case editrici mie avete un po' rotto vogliamo libri di cucina e non di fotografi copia e incolla, siamo vicino al Natale per favore libri di cucina No grazie

Fuff blogger e fuff giornalisti

Come una nostra lettrice ci ha riferito, un giornalista ha coniato il termine fuff blogger, termine altamente dispregiativo, devo dire che ci sono anche i fuff giornalisti mica solo i fuff blogger.

Non c'è mai stata competizione, tra blogger e giornalisti, sono due cose diverse, il tutto nasce quando i giornalisti per essere più interessanti si sono finti blogger, riempendo le loro rubriche sui giornali di sola pubblicità, come se essere blogger autorizzasse a farsi sponsorizzare dalla testa ai piedi (io non ho mai avuto uno sponsor e vivo benissimo).

Sempre nella stessa casa editrice del giornalista che ha coniato il termine fuff blogger, l'ho visto dei servizi su delle appassionate di cucina al femminile, dove un terzo dell'articolo è dedicato a una borsa da donna, un terzo alla promozione di un agenda e solo un terzo, anche meno all'intervista di un povera sfigata che spadella, raccontata in modo negativo, come se fosse stata messa li dalle sorelle cattive di cenerentola.

Non capisco perchè per le giornaliste di cucina, chi è donna e fa da mangiare a casa è una povera sfigata, mentre se loro giornaliste si mettono ai fornelli sono superdonne e supercuoche, non ci saranno dei pregiudizi, no?

Blogger tra di loro si vogliono anche molto bene

Ascoltando la televisione, un giornalista in un TG ha detto i blogger di cucina si odiano tra di loro, non è assolutamente vero, ho tanti amici blogger anche persone che non lo sono più da ben otto anni, Ogni volta che li vedo o che mi scrivono faccio festa, si ha la stessa passione, le stesse affinità elettive, gli voglio tanto bene e loro me ne vogliono altrettanto, certe cose si sentono. Ci sarà anche qualcuno al quale non sono simpatico, ma questo anche nella vita normale.

Faccio un esempio bellissimo, in questi giorni non ho fatto in tempo a scrivere per il blog, più blogger mi hanno scritto per chiedermi se stavo bene e se era tutto a posto. Mi hanno fatto commuovere una bella testimonianza d'affetto, di calore umano altro che odio, quante persone si preoccupano per noi se non ci vedono più o se non ci sentono più? Ci può essere forse competizione qualche volta ma è un modo sano e stimolante che aiuta a crescere e a nutrire la nostra passione, non siamo giornalisti per fortuna.

Post correlati: Conviene fare un blog di cucina? La cucina della pappagalla.

lunedì 14 dicembre 2015

L'uomo mangia di più per sedurre

Questa ricerca fa parte di quei studi medico scientifici che ci piace tanto leggere e commentare.

In uno studio americano hanno scoperto che l'uomo mangia di più a tavola se in compagnia di una donna, i ricercatori hanno interpretato questo comportamento come una tecnica di seduzione.

Quindi se un uomo una sera vi porta al ristorante e mangia a sproposito tipo un cinghiale arrosto non lo fa perchè è un troglodità ma lo fa per mostrarvi interesse, per cercare di sedurvi, fa venire fuori il suo istinto primitivo, non pensate male e consideratevi fortunate, se non salta sulla sedia e fa vedere il "coso" facendo una danza come fanno i macachi quando vogliono impressionare le macache.

L'aspetto più divertente è però come hanno dimostrato questo fenomeno, hanno preso un campione di 105 persone misto uomini e donne, hanno detto che gli portavano a mangiare in un ristorante italiano.

Ora a me se invitano a mangiare in un ristorante italiano, magari penso di mangiare lasagne, cannelloni, tiramisù, pesce all'acqua pazza, invece no.

Su che alimento hanno fatto il test : su un buffet d'insalata, c'era bisogno d'andare in un ristorante italiano per mangiare l'insalata?

Io solo per il nervoso avrei mangiato più porzioni d'insalata in più indipendentemente dal sesso di chi avevo di fronte.

A dire il vero hanno ripetuto lo stesso test con la pizza con gli stessi risultati.

Se negli uomini la tecnica di seduzione e mangiare tanto sempre nello stesso studio hanno dimostrato che le donne tendono a mangiare meno anche se nel test dicevano di sentirsi più soddisfatte del previsto, se il pasto veniva consumato in compagnia di un uomo.


Tuttavia sui due sessi esistono delle pressione sociali differenti, che influenzano la soddisfazione del pasto e il comportamento seduttivo, prendiamo per esempio i quadri dei grandi pittori del Rinascimento, dalla primavera del Botticelli alle madonne del Raffaello, vediamo delle donne molto belle ma con il corpo più tondo, lontane dai canoni della bellezza come noi la intendiamo oggi se sfogliamo una rivista.

Nelle donne odierne c'è una forte pressione sociale sulla forma fisica e sulla magrezza, io non parlerei di legame tra disturbi dell'alimentazione e tecnica di seduzione, anche se è innegabile una forte pressione per mantenere la linea, ne avevamo parlato in quella pubblicità in cui si invitava a utilizzare un integratore per perdere peso da tenere saldo il matrimonio.

Secondo alcune fonti l'anoressia è il risultato delle forti pressioni sociali sulle donne sulla propria linea, una forma di autocontrollo dell'alimentazione che sfugge e che diventa mania fino a diventare una vera patologia, qualche volta mascherata dall'interesse del cibo.

Mentre invece sull'uomo queste pressioni sociali sono meno forti, ma non è vero che non esistono sono diverse, avrete notato negli ultimi anni come sono aumentate le immagini degli uomini grossi e pieni di muscoli?

Ho partecipato una riunione di ex compagni di scuola, alcuni mi hanno impressionato con dei fisici da Silverster Stallone, mi veniva da ridere, sembravano tutti pronti a partire per la giungla, ma dove volete andare a una certa età con il pannolone? L'unica giungla possibile è la coda al banco salumeria del supermercato la vigilia di Natale. Facevano a gara a fare vedere il muscolo come a 12 anni, mi sembrava di stare nel film, Che fine ha fatto Baby Jane con Bette Davis, un incubo!

Personalmente penso che gli uomini lo fanno per piacere a se stessi più che all'universo femminile, mentre per le donne io non sono molto d'accordo con il fisico magro sia poi tanto sexy, per quanto mi riguarda il corpo femminile lo trovo più piacevole se ha delle belle rotondità.

In sintesi:  se un uomo vi invita a cena fuori e mangia moltissimo avete fatto centro, se invece non mangia non è interessato a voi, un segnale inequivocabile per i ricercatori americani.

Gli uomini a dieta ipocalorica devono mangiare in compagnia d'altri uomini, cosi non sono "distratti" e mangiano meno, per le donne invece che vogliono perdere peso mangiare in compagnia d'uomini, rende il pasto più soddisfacente e saziante.

Va beh ..... si fa per sorridere un po'.

Kniffin, Kevin, Ozge Sigirci and Brian Wansink (2015). Eating Heavily: Men Eat More in the Company of Women. Evolutionary Psychological Science, 1-9. doi: 10.1007/s40806-015-0035-3



giovedì 26 novembre 2015

Perchè i bambini si ammalano di cancro?

Simonetta G, Torre del Lago: Perchè i bambini si ammalano di cancro?

Non è facile parlare a dei sbigottiti genitori, comunicare una diagnosi di cancro, non realizzano immediatamente, sono in un secondo tempo comprendono il significato delle parole.

La domanda più frequente è, perché mio figlio ha il cancro?

Il meccanismo è lo stesso che per gli adulti, cercherò di spiegarlo in modo semplice e che sia comprensibile a tutti, se ci riesco, perchè questi meccanismi sono complessi.

Il nostro corpo è costituito da cellule che si rinnovano, all'interno dei nostro organismo esistono in realtà chiamiamoli cosi dei geni spazzini e controllori che devono impedire che una cellula impazzita possa sopravvivere dando cosi origine a un tumore.

Perché il processo tumorale si inneschi bisogna che anche questi geni di controllo siano fuori uso, cosi le cellule impazzite si moltiplicano sostituendo quelle sane.

Le cellule impazzite possono rimanere nell'organo dove si sono sviluppate cosi si parla di tumore benigno se invece si diffondono anche ad altri organi vitali come il polmone, il fegato, il cervello in questo caso parliamo di tumore maligno.

Quello che è noto è che il cancro nasce da un accumulo di mutazioni, cioè di alterazioni dei geni che regolano la proliferazione e la sopravvivenza delle cellule, la loro adesione e la loro mobilità.

Quali sono le cause della mutazione genetica? Oggi gli scienziati sanno che le cause possibili per lo sviluppo del tumore possono essere scritte nei geni, possono essere ereditarie oppure più semplicemente le mutazioni dei geni si generano per errori nel meccanismo di replicazione delle cellule

In molti casi una certa predisposizione genetica si somma a fattori ambientali. Tra i fattori ambientali più noti ci sono le radiazioni diagnostiche durante la gravidanza, negli anni '70 erano noti i casi di una molecola lo Dietilstilbestrolo, che assunto della madri poteva favorire il tumore alla vagina e al collo dell'utero nelle figlie. 

Ci sono poi alcuni fattori ambientali sui quali non ci sono condivisioni in tutta la comunità scientifica come i gas di scarico, pesticidi, l’esposizione a campi elettromagnetici a bassa frequenza.

Sembrerebbe che nella storia dei genitori abuso di tabacco e alcool, favorisca nei figli quelle mutazioni genetiche che stimolano la formazione di tumori ma anche su questo non c'è consenso scientifico unanime.

I tumori maligni in età pediatrica sono rari ma non impossibile con il 70% di possibilità di guarigione, i tumori più diffusi sono le leucemie, i linfomi, il neuroblastoma, il nefroblastoma e il retinoblastoma.


Proprio sui fattori genetici, è comparso un articolo pubblicato sul New England Journal of Medicine, il quale sostiene che la causa del cancro nei tumori infantile la si trova nei geni.

Sembra che la mutazioni della sequenza di cellule germinali possono predisporre al cancro in età pediatrica

E' stata analizzato il genoma di un gruppo di persone, sono state trovate le sequenze di DNA di mutazioni di geni che in 565 possono predisporre al cancro ma solo 60 di questi al cancro in età pediatrica

Nel gruppo di persone tenuto sotto controllo medico circa l' 8,5% delle persone hanno sviluppato il tumore in età pediatrica, questo hanno ha mostrato mutazioni della sequenza della cellule germinali o mutazioni genetiche che hanno ereditato dai loro genitori.

Sono tumori interessati a questo sono i tumori che colpiscono il cervello, il midollo e il sistema nervoso centrale.

Tuttavia secondo gli autori per alcuni geni vi è una forte evidenza scientifica che ereditare una copia mutata di un gene può portare a certi tipi di cancro, per altri è più sfuocato.

In un futuro non troppo lontano, le sequenze del genoma delle persone assistite incluse i bambini potranno fare parte della cartella clinica, insieme con gruppo sanguigno, altezza e peso. L'identificazione delle mutazioni genetiche che possono predisporre le persone a cancro potrebbe essere un modo utile per determinare chi ha bisogno di screening per il tumore.

In futuro si potrà sapere che un bambino ha una mutazione dei geni per cui è predisposto alla formazioni di tumori, questo può modificare non solo l'eventuale trattamento ma fare prevenzione per evitare di sviluppare il cancro.

La novità sottolineata da questo studio è che casi di cancro si sono verificati anche in coloro che non avevano una storia precedente in famiglia di cancro, anche se un una precedente storia familiare di cancro rimane un fattore che va preso in considerazione.

Riferimenti: R.Dowling e autori vari "Germline Mutations in Predisposition Genes in Pediatric Cancer" New England Journal of Medicine, Novembre 2015

venerdì 20 novembre 2015

Conviene aprire un blog di cucina? La cucina della pappagalla!

Chiara C.; Asti: sono una tua lettrice da diversi anni, appassionata di cucina, volevo aprire un blog di cucina, tu che sei dal 2009 nei primi venti della classifica della Gastronomia di Teads, cioè da sei anni, uno dei pochi che è sempre li, che consigli daresti?

Era meglio se aprivo un kebab, in quella classifica ci sono per puro caso, mi sembra sia bloccata a Settembre 2015, devo ancora scoprire cos'è un backlink, se guardo la classifica la maggior parte sono blog di case editrici o d'agenzie web, per essere top blog, devi avere tanta gente che lavora per te.

Ci sono in quella classifica blog con 600 post in un mese, non può farne cosi tanti una persona sola, post che hanno 500.000 mi piace su facebook, io quando ne ho cinque o sei festeggio, ci vogliono soldi per acquistare i premi dei migliori blog, se siete come me dei semplici blogger non potete competere è meglio che lasciate perdere classifiche e premi.

Quando io ho iniziato a scrivere il blog nel 2006, c'era solo questa piattaforma per elaborare contenuti, avevo trovato un gruppo molto ristretto di persone che avevano il solo obiettivo di scambiarsi ricette di cucina, suggerimenti, volevamo tutti un modo diverso di raccontare la cucina, più vero e reale, ora ci sono un'infinità di social Facebook, Twitter, istagram, Google +, e tantissimi altri, cosi il gruppo blogger ha perso la compattezza.

Carissima Chiara devi distinguere se il tuo vuole essere solo un passatempo come il mio o un volano per una attività lavorativa. Se è per passatempo strafregatene di tutto e parti, sbagliando si impara non c'è nulla di male, anzi questo darà spontaneità, se invece vuole essere un volano per una futura attività nel settore, conviene rifletterci sopra.


Cosa non bisogna fare, i racconti di cucina della Pappagalla!

Pìù che dirti che cosa bisogna fare, ti voglio consigliare cosa non bisogna fare e ti faccio un esempio dei racconti di cucina della Pappagalla, sono le pagine di cucina di uno del più noto dei quotidiani italiani, esempio di come intende l'editoria un prodotto che parla di cucina ma che in realtà è un vero esempio di cacofonia alimentare, con copia e incolla di tutto dal web e dai comunicati stampa delle aziende.

La stampa quando fa la pubblicità cioè pubblica un comunicato stampa dell'azienda dovrebbe avvertire comunicazione dell'azienda in modo che i lettori sanno che è un messaggio di pubblicità e non un redazionale, un comportamento che io trovo scorretto nei confronto dei lettori.

Andiamo al blog della Pappagalla, non è un blog racconti di cucina della pappagalla, lo chiama lei cosi per creare simpatia nei lettori, ma si tratta di una rubrica.

Si è presentata come Blogger di cucina, sono una come voi diceva, no non sei come noi prendi più di 6.000 euro netti dal tuo editore, quindi non sei come noi, sei giornalista e responsabile delle rubriche di food del quotidiano nazionale tra i più importanti in Italia  e in Europa (come lo è diventata è un mistero).

La Pappagalla pubblica una ricetta a settimana, ho scoperto per puro caso che ha ben 15 collaboratori, si avete letto bene, passi l' art director, il fotografo, l'aiuto fotografo, l'assistente dell'aiuto, chi le fa spesa, ma ha anche chi le pre taglia le verdure, siccome ha come sponsor un azienda che fa coltelli, non può fare vedere che non sa tagliare, ma quello che mi ha più sorpreso è che ha un autrice dei testi.

Guarda io posso capire che hai uno chef che fa da mangiare al posto tuo, non è corretto nei confronti del lettore, ma passi ma un'autrice dei testi, non è proprio possibile!!

Ora sei giornalista e hai chi ti scrive gli articoli che tu firmi? E' come se si venisse a sapere che Giacomo Leopardi si faceva scrivere le poesie da qualcun altro e che Silvia non era Silvia ma Ugo, va a sapere! 

15 persone per fare una ricetta alla settimana e quale ricetta? Un insalata di fagiolini olio e limone, il giorno che ci fai le lasagne che fai chiami l'esercito come la Protezione Civile?

Ma magari avessi 15 persone che lavorano per me, sai quante cose farei, invece io come tanti altri blogger, devo fare tutto da solo dalla spesa, alle foto e perfino passare lo straccio per terra e buttare la spazzatura, altro che top blog io sono top mocho vileda!


Le bugie vengono sempre a galla 

Faccio altri esempi della pagina di cucina della Pappagalla, per farvi e farti capire carissima Chiara cosa non bisogna fare se vuoi creare un prodotto editoriale di cucina, bisogna costruire un rapporto di fiducia con il lettore:

A settembre nei Racconti di Cucina della Pappagalla scrive la ricetta della marmellata di fragole, con misure inglesi per nulla copiato da un sito inglese, lei vive in Italia ma usa le misure inglesi, non sempre, ogni tanto non tutti i giorni, a seconda da dove copia, perchè anche trasformare le ricette dalle misure inglese alle nostre è una fatica, lei è una giornalista mica un pallottoliere!

A parte che una massaia può dire marmellata ma una giornalista, esperta di cucina, che vuole insegnare ad altri la cucina, responsabile della enogastronomia dei più importante quotidiano italiano, non sa che si dice confettura che solo gli agrumi si chiamano marmellata, questa è normativa sulle preparazioni a base di frutta, non è cosa da poco per quel tipo di mestiere, e poi la marmellata di fragole a settembre?

Alle proteste dei lettori la Pappagalla 1 risponde come chi va contromano in autostrada "Siete tutti matti, le fragole si trovano in vendita al supermercato anche a settembre", se è per questo Pappagalla mia anche le ciliegie a Natale ma costano 35 euro al kg e vengono dal Cile, certo che se una guadagna 6.000 euro al mese senza sudarli, può anche non guardare il prezzo e farsi la confettura di ciliegie a Natale! 


Chi si loda s'imbroda

La cosa più divertente che secondo alcuni commenti se li mette la pappagalla 1 stessa, che non sono riferiti alla ricetta ma al suo aspetto (quando le hanno detto che doveva migliore la rubrica di cucina, lei si rifatta il viso), ma come è bella la pappagalla, che belli occhi che ha la pappagalla, che bel vestito che la pappagalla, che bel trucco che ha pappagalla, che bella collana che ha pappagalla, a voi questo vi sembrano un commento di ricette di cucina? Almeno che ... non volete fare la pappagalla al forno?

Il commento più frequente dei lettori è che la pappagalla 1 cucina con le mani sporche ed è purtroppo vero, dovrei anche scrivere di quale colore, ma per buona sorte è meglio non dire il colore, se qualcuno mi dice a me che cucino con le mani sporche io mi vergognerei, invece lei ostenta, non è cattivo gusto, è proprio io posso e tu no, ci si vanta delle cose belle e virtuose al limite e non delle cose brutte!

La Pappagalla 1 si circonda nella stessa redazione di altre Pappagalle superior, con cui ha affinità elettive, come la Pappagalla 2 quella che copia tutte le ricette dal giornale Zeste, della casa editrice Hachette, il problema è che non copia solo le ricette ma anche le foto, rifà le stesse foto del giornale, uguali uguali, io posso capire tradurre la ricetta ma anche rifare la stessa foto? Almeno metti qualcosa di tuo! Un comportamento che rasenta la patologia!

La Pappagalla 3, abita a Venezia, belle le foto di Venezia per amore del cielo, è il migliore sfondo, anche una mela cotta, sembra un capolavoro. A Febbraio pubblica la torta di more, che lei sottolinea more raccolte da lei, (a Febbraio si raccolgono le More a Venezia?) e che ha realizzato con la sua frolla speciale, peccato che non abbia tolto l'etichetta della Pasticceria Tonello, buona la Pasticceria Tonello, ci vado anche io tutte le volte che vado a Venezia insieme con la Pasticceria Rizzardini, ma la prossima volta almeno ci puoi togliere l'etichetta della Pasticceria sulla torta che hai fotografato!

I Pappagalli 4, ma sono 3 come i tre porcellini, sono quelli che girano il mondo fotografando le ricette dei ristoranti, pubblicano dei libri, ma sul quotidiano le ricette che sui libri sono realizzate dagli chef, qui sono invece a detta da loro, fatte da loro.Qualche perplessità avanza, ma insomma da dove arriva la foto e la ricetta non potete scrivere sulla stessa foto delle cose diverse, ma chi l'ha fatta questa ricetta? Vi o il ristorante , magari anche da nessuno dei  due, chissà da dove viene, ma chi pensate di prendere in giro?

La Pappagalla 5, ha fatto le madeleines non gli sono venute per la ricetta farlocca, perchè i chef sono stronzi, siccome sanno che ci sono le pappagalle giornaliste che non citano mai le fonti, cosa fanno, danno le ricette sbagliate, una donna di casa che sta in cucina se ne accorge subito e si fa una risata, ma la pappagalla no, ci casca con tutte le scarpe!

Per rimediare la pappagalla furba cosa fa? Le manda a comprare per fotografare! Solo che non si sono capite con la pasticceria e le inviamo le madeleines invece che al cacao alla vaniglia, la Pappagalla grande professionista non s'accorge che sono bianche invece che nere. Come risponde ai commenti? "Ho un forno strano (il forno!) nella cottura si sono schiarite"  Usi il forno del Mago Zurlì? 

Possibile che non ci sia un controllo sui contenuti? Le ricette ve le danno durante un viaggio a Lourdes per compassione oppure più semplicemente di notte vi compare il fantasma di Escoffier e che vi suggerisce le ricette? La linea editoriale del quotidiano sembra che sia copiare copiare copiare e incollare incollare incollare. è questo il quotidiano italiano più importante immaginate gli altri!.

Il problema che non è una replica di una ricetta che piace, ma che copiano parola per parola ma mettono proprietà riservata su tutto quello che scrivono, fanno diventare loro la proprietà intellettuale di una ricetta copiata da un altra parte, questo non è copiare per passione e fare una ricetta perchè è buona ma è rubare il contenuto e truffare i lettori!


Insultano i lettori ma è mai possibile? 

Questo per dire il livello basso del settore dell'editoria, per amore del cielo ci saranno anche tanti bravi professionisti ma questa è la professionalità della pagina di cucina di uno dei più importanti gruppi editoriali italiani, se non il più importante, non di un giornale della parrocchia, senza offesa ai giornali della parrocchia, che vive di copia e incolla dal web, incapaci di creare qualcosa di loro pugno ma nemmeno di riconoscere il valore culturale eno gastronomico del loro paese.

Alle proteste dei lettori le Pappagalle rispondono con superiorità ma ce ne sono tante di ricette dal web, come fate a dire che la mia l'ho copiata, con superbia sfidano i lettori, più di un lettore ha citato nome, pagine e libro di provenienza.

Di fronte ai giudizi negativi dei lettori e alle 15 persone da pagare della Pappagalla 1 premier, il quotidiano decide di spendere altri soldi per migliorare il giudizio del lettori (devono avere un pozzo senza fondo) e copre di commenti positivi le pagine di cucina, solo che hanno fatto molta pressione all'agenzia che ha riempito d'identità false e commenti iper positivi le pagine esempio, una ricetta viene pubblicata alla 7,30 e casualmente alle 7,40 compare il commento, una ricetta buonissima, l'ho appena fatta è la cosa più buona che io abbia mai mangiato.

Peccato che i lettori normali possono commentare solo dalle 10,00 in poi allora il commento alle 7,40 può essere partito solo dalla redazione, inoltre Pappagalla, almeno aspetta che aprono i supermercati, altrimenti spiegami come fai ad avere tutti gli ingredienti a casa già pronti inclusi il baccalà pronto ammollato. Chi non ha un pezzo di baccalà in frigorifero direte voi? Io no, ma secondo voi devo mangiare alle 7,40 del mattino il baccalà alla livornese? Come pensate che possono essere credibili questi commenti?


Siamo ormai alla follia

Secondo me oggi grazie a queste esperte di tutto tranne che di cucina, c'è spazio se una persona ha cultura e volontà, perchè peggio di cosi non si può fare, quello che manca, perchè si vedono solo fotografie di cucina come se si fotografano pali della luce e ricette straniere, è l'aspetto della cultura della cucina e della piacevolezza di un buon pasto.

Parliamoci chiaro se non lavoravate per questo editore, pappagalle mie, sareste a spasso in un ristorante non vi farebbero nemmeno lavare i piatti con quelle mani sporche.

Ai Sponsor dico, perchè le pappagalle hanno anche tanti sponsor, ma siete certi che vi conviene affiancare il vostro marchio con queste pappagalle, pensate che i lettori siano scemi? Che non si accorgono che è tutto falso e che non sanno cucinare?


La differenza tra Giornaliste e Blogger

Alle pappagalle giornaliste di cucina dico, siccome il rapporto con il lettore è un rapporto di fiducia, sarebbe meglio invece che scrivere curriculum falsi sulle vostre esperienze culinarie, lunghi che nemmeno il presidente dell'Accademia della Cucina Italiana può vantare, scrivete sono una giornalista e non una pasticcera e nemmeno una cucinera, mangio fuori tutti i giorni e quando torno a casa trovo il piatto pronto a tavola, la ricetta che riporto è del libro X, l'ha realizzata lo chef Y, siccome ho paura di rovinarmi lo smalto alle mani, l'ha scritta Z, se vedete delle mani sporche è perchè hanno finito il sapone nel bagno delle signore.

Che bisogno avete di farsi passare per chef, tranquille nessuno pensa leggendovi che ha di fronte una che sa fare da mangiare!

Ci sono invece molti blog guarda almeno più di cento che io frequento che sono bravissime ma nessuno le valorizza, hanno creatività, fantasia e sanno fare da mangiare molto bene, una grande manualità, io vorrei che ci fosse un editore più coraggioso e che abbia occhio e palato, vorrei che queste blogger che fossero più note e conosciute rispetto a quell'autentica impiastro della Pappagalla 1 di cui ho parlato al quale io personalmente a fine mese darei 6.000 calci nel culo con rispetto parlando.


Con i nuovi media quello che si percepisce è la comunicazione non verbale

Quello che devi capire mia cara lettrice è che oggi tutto si vede, tutto si nota, più vuoi nascondere qualcosa e più si vede, se fai una faccia terrorizzata con in mano uno scola pasta, che non sai cosa farci, si vede e si capisce che a casa non fai tu da mangiare, se non sai adoperare un coltello, se non sai pulire un porro.

Perchè quelli come me che non sono esperti di cucina ma facciamo da mangiare tutti i giorni non per hobby ma perchè alle sette di sera se non mettiamo qualcosa a tavola, i salti in padella li fanno fare a noi, intuiamo subito quando abbiamo di fronte un altro impiastro.

Secondo me se si ha passione si possono trovare nuove strade per fare ricette di cucina, nonostante siamo stracolmi di ricette dappertutto ma siamo pieni di brutti e cattivi esempi editoriali, foto statiche più di piatti e bicchieri che di ricette di cucine, tutte uguali sembrano fatte dalla stessa persona, ricette dal sapore terribile e non replicabili, questo perchè non le devono mangiare ma solo fotografare!.


Aprire un blog oppure no?

Pensaci molto bene prima di aprire un blog, chiediti se hai abbastanza passione, se sei competente, bisogna avere molto tempo libero, guardati in giro, scegli il social network che ritieni più idoneo, pensa prima a diventare interessante per quel social network, fai delle prove e dei test, gira delle agenzie web, sii solo te stessa, vedi se riesci a trovare qualche azienda interessata ma deve essere una passione.

Se invece vuole essere un lavoro, lasciando da parte le giornaliste pappagalle, che imbrogliano solo se stesse, dove sembra contano più le relazioni sociali, ( non giudicate male ricordate che anche per questo  ci vuole una vocazione vera e propria) e la destrezza del copia e incolla, fatti imprenditrice e apri un 'attività di chef a domicilio magari dopo qualche lavoro in cucina di ristoranti e laboratori di pasticceria, c'è anche chi apre un ristorante in casa, può essere una buona scuola per iniziare, il blog può essere la vetrina del tuo lavoro.


giovedì 19 novembre 2015

Il trattamento di profilassi pre esposizione che previene HIV in Usa

La notizia più letta di questi giorni sui giornali, oltre che le drammatiche vicende di Parigi è stata la sieropositività dell'attore Charlie Sheen.

Per il grande pubblico questa è stata una sorpresa, mentre per i professionisti della salute gli infettati dall' HIV sono sia eterosessuali che omosessuali, per il grande pubblico l'immagine della malattia è legata all'omosessualità maschile.

Infatti tranne casi rarissimi i personaggi pubblici che hanno reso pubblico la loro sieropositività hanno reso pubbliche anche le loro scelte sessuali, come si dice oggi hanno fatto coming out.

Si è cosi sviluppata la falsa idea che Hiv e Aids, riguardi solo la comunità gay, nulla di più sbagliato i virus non guardano le preferenze sessuali, l'influenza la prendiamo tutti, uomini e donne, eterosessuali e omosessuali, i virus non fanno differenze.

Charlie Sheen ha una reputazione da playboy, il comunicare la sua sieropositività, mi dispiace per lui, è un bene dal punto di vista della comunicazione dell'infezione dell'HIV, in questo modo gli eterosessuali si sentiranno meno sicuri e si proteggeranno (almeno spero).


La profilassi pre esposizione (Pe Ep) per HIV

Oltre al preservativo c'è un altro metodo che può inibire HIV, io avevo espresso le mie perplessità su questa profilassi ma mi sono dovuto ricredere, in sintesi qualche anno fa era stato approvato dalla FDA un farmaco per prevenire le infezioni da HIV.

Un farmaco o meglio un trattamento che è stato molto criticato dalla comunità scientifica in quanto secondo alcuni avrebbe promosso il sesso promiscuo.

Invece un nuovo studio pubblicato recentemente sullo Jama International Medicine, su un gruppo a rischio che è stato seguito da un equipe medica mostra i risultati positivi ottenuti attraverso il Pr Ep.

Non si tratta in realtà di un farmaco ma di una combinazione di farmaci, che se assunti da persone ad alto rischio d'esposizione al virus HIV, può ridurre il rischio di contrarre l'HIV di ben il 90%.

Ma c'erano e ci sono molto perplessità, io stesso ne ho ancora, ma la profilassi pre-esposizione (PrEP) in alcuni gruppi a rischio ha dato risultati incoraggianti tanto che nel gruppo a cui è stato fatto lo studio il tasso di HIV è sceso in maniera molto rilevante.

Su 437 uomini e donne con comportamenti ad alto rischio, seguiti per 48 settimane, solo due sono diventati HIV positivi, ma con bassi livelli ematici del farmaco perchè non si sono attenuti alla prescrizione del farmaco.

La notizia positiva è che non solo non sono diventati HIV positivi ma utilizzo del farmaco non ha modificato le abitudini sessuali di coloro che avevano partecipato al test anche se si trattava di un gruppo ad alto rischio, in parole semplici non erano diventati più promiscui.

Il PrEp come viene chiamato si rileva uno strumento utile per la prevenzione dell'Hiv, il problema è che nella comunità scientifica molti pensano che utilizzo di questo farmaco porti al fallimento dell'educazione verso comportamenti sessuali responsabili, questo spiega secondo me anche perchè nonostante siano passati più di trent'anni i progetti di vaccino al di là delle difficoltà tecniche, siano sempre stati rallentati.



Pregiudizi da eliminare fuori e dentro la comunità scientifica

Credo che il principale ostacolo sia culturale ed economico, questi farmaci costano, in America sono forniti gratuitamente ai soggetti a rischio perchè secondo le autorità sanitarie rappresentano un risparmio rispetto al costo del trattamento da infezione HIV, in sintesi hanno compreso che è meglio prevenire che curare, in Europa invece ancora nessuno stato ha implementato il PrEp, ci si affida solo al preservativo.

Il più grande ostacolo secondo me riguarda i giudizi, in particolare sul sesso, forse sarebbe il caso di dire pregiudizi, la sessualità è una scelta personale, istintiva spesso irrazionale, non bisogna dare giudizi chi siamo per giudicare il comportamento altrui?

Meglio favorire dal mio punto di vista un comportamento responsabile attraverso il PrEp, che comunque non è privo di effetti collaterali sono farmaci antiretrovirali, sarebbe meglio il preservativo, che cercare d'istallare comportamenti virtuosi a chi per natura e carattere non è portato, non è nella sua natura e non ne vuole sentire parlare, si fallisce in partenza.

Proprio ieri leggevo di un attrice di Roma, che in una intervista diceva che lei non mette mutande, cosi fa prima, io comprendo perchè stare tutto il giorno a tirare su e tirare giù le mutande, a fine sera fanno male le braccia, ha ragione, chi siamo noi per dire cosa deve fare? 

Una lettrice di Torino, mi scrive che suo marito la sera prima di passare da casa fa un giro sulla strada provinciale per cercare compagnia allegra, non usa il preservativo, ha paura di prendere qualche malattia, anzi ne ha già presa una, tesoro mio mi verrebbe da dire scappa o almeno tutelati a costo di mollarlo.

Non gli cambi quel comportamento lì, la sessualità è difficile da gestire cos', non c'è cura, non c'è farmaco, non c'è amore e passione che tenga, vai a fare il test, cerca di convincerlo a proteggersi apertamente e a proteggerti se veramente ti vuole bene, altrimenti mollalo anche se è il padre dei tuoi figli.

Capite perchè anche se non sono molto d'accordo sul PrEp, se qualcuno o qualcuna ha quest'abitudine ed è vostro partner, ahimè per forza di cosa meglio il PrEp che il nulla, perchè appellarsi al buon senso del prossimo non conviene.

AAVV Preexposure Prophylaxis for HIV Infection Integrated With Municipal- and Community-Based Sexual Health Service, Jama Internal Medicine 16 Novembre 2015 

giovedì 12 novembre 2015

Bere birra migliora le prestazioni sessuali

Della serie le notizie medico scientifiche baggiane che piacciono tanto a questo blog, che nessun altro media vuole pubblicare, ma io si.

Una famosa sessuologa terapeuta americana, tale Dottoressa Kat Van Kirk, la versione americana della Dottoressa Merope Generosa Anna Marchesini,  autrice del libro sulla terapia sessuale della coppia sposata, sostiene che per avere una vita sessuale matrimoniale soddisfacente è sufficiente che l'uomo si beva due belle pinte di birra prima dell'atto sessuale.

La dottoressa sostiene che la birra è ricca di fitoestrogeni (sostanza naturale simile agli estrogeni), che aiutano a ritardare l'eiaculazione, pertanto utile nei casi di eiaculazione precoce, disturbo di cui soffrono molti uomini, in questo modo pare sia più facile per una coppia una vita sessuale soddisfacente.

La dottoressa Kat Van Kirk precisa che la birra è ricca di ferro, che può avere un imput alla libido maschile, stimolando la produzione di globuli rossi, aumenta il flusso sanguigno nel pene, garantendo erezioni  più frequenti e più lunghe.

Sembra però che l'unica componente che tiene vivo il rapporto tra moglie e marito sia il sesso, anzi il pirillo, per amore del cielo è una cosa importante all'interno di una coppia, ma ci può anche essere molto altro, una visione dal mio punto di vista un po' ristretta.


La cosa più divertente è che la sessuologa, fa una classifica dei marchi di birra come dire più "sicuri", più affidabili, visto che non ha fatto uno studio su un campione di coppie, c'è da chiedersi come ha fatto a fare la classifica? 

Io lo so come ha fatto, io ho sposato una specialista in scienze dell'alimentazione, i mariti diventano le cavie, è come avere sposato tutto un ospedale, per quindici anni ho dovuto mangiare piatti senza zucchero, senza sale, senza olio, senza uovo, senza farina, perchè il marito è l'unico che non può dirti di no! Com'è amore questa ricetta? Buonissima amore, ora che ho un briciolo di maturità, gli direi amore di voglio tanto bene, ma stà lontana dalla cucina!

Chiedo un minuto di silenzio per solidarietà con il marito della Dottoressa, m'immagino il pover'uomo che tutte le sere doveva bere due pinte birra prima di andare a letto, (tanto non devi mica guidare gli diceva lei) magari era anche astemio, magari non gli piaceva nemmeno la birra, qualche sera non ne avrà avuto voglia, non aveva sete, sai a volte capita. Cosa non si fa per amore!   

Comunque pare che la migliore birra sia la Guinness, per amore della scienza e non per altro, provate e fateci sapere, la sessuologa ci dice che la Guinness è più ricca di sali minerali e probiotici, che sembra abbiamo un effetto positivo sulla tenuta sessuale.


Fonte della notizia l'articolo pubblicato su New York Post, che fa presente il marchio Innis & Gun produce la birra 50 sfumature di verde (50 Shades of Green) una birra prodotta con 50 varietà di luppolo diverse al quale è stato aggiunto ginseng, gingko biloba e Damiana per aumentare il desiderio sessuale.

Bisogna cambiare lo slogan da
Chi beve birra campa cent'anni
Chi beve birra  ......    cent'anni
(effetti collaterali permettendo)

NB: Perchè queste notizie arrivano solo a me?

Post correlati :
La birra ha gli stessi benefici del vino?

mercoledì 11 novembre 2015

Mangiare fuori casa aumenta il rischio di Diabete

Il diabete è una patologia che interessa tra il 5 e il 6 % della popolazione in generale in Italia, un dato in qualsiasi caso in crescita negli ultimi anni, 

Fino a qualche anno fa il diabete era diffuso nelle classi sociali con minore reddito, dove si potevano trovare più fattori di rischio come l'Obesità e la poca abitudine all'attività fisica ora c'è una maggiore diffusione a più gruppi di popolazione, l'appartenenza ad una fascia di reddito diventa sempre meno importante.

I dati indicano che sia una patologia che interessa più il Sud dell'Italia rispetto al Nord, un dato per certi versi originale, legato al cambiamento delle abitudini alimentari, dell'abbandono della dieta mediterranea, si è passati da un alimentazione ricca di frutta e verdura, legumi e cereali diversi a un alimentazione monotona più ricca di grassi e zuccheri.

Un altro dato è che è una patologia in particolare il diabete di tipo 2 che interessa le persone in età avanzata oltre i 75 anni una persona su 5 è affetta da diabete, si tratta pertanto di una patologia che bisogna insegnare a prevenire prima, con non poche difficoltà perchè non c'è una sensibilità, non si comprende perchè a 30 anni si debba prevenire il diabete di 75 anni, non si comprende il fatto che la salute e un patrimonio personale che va gestito e tutelato prima della terza età.

Ci sono paesi al mondo con la percentuale di diabete più alta per esempio negli Stati Uniti il 9% della popolazione, questi paesi sono più sensibili ai dati relativi al Diabete per alto costo delle terapie.


Durante l'American Heart Association a Orlando in questi giorni è stato presentato uno studio che indica senza alcun dubbio la relazione tra pasti fuori casa e incremento delle possibilità di sviluppare il diabete.

Un dato già parzialmente noto, si sapeva che mangiare fuori casa è associato a una peggiore qualità della dieta e allo maggiore percentuale di obesità nei giovani adolescenti, con la conseguenza di maggiori livelli di resistenza all'insulina e di trigliceridi alti.

Questo nuovo studio mette in risalto lo stessa possibilità per gli adulti, coloro che mangiano due pasti a casa durante il giorno hanno meno la possibilità di sviluppare il Diabete, rispetto a coloro che fanno sei pasti alla settimana fuori casa.

Dal mio punto di vista dipende anche da cosa si sceglie, certo mangiare fuori casa permette d'avere meno autocontrollo sui pasti e la sua qualità, si è più portati a fare scelte non sempre in linea con la salute, è più facile distrarsi e fare scelte dettate dall'emozione, dalla socialità e dalla golosità.

Non stiamo parlando di una sola occasione ma di trasgressioni che diventano abitudini. Non è solo una questione di scelte, bisogna anche dire che sovente per rendere le pietanze più appetitose, queste vengono arricchite di sale, zucchero e grassi, in percentuale più alta rispetto ad un pasto che possiamo preparare a casa.

Un altro fatto che credo sia importante siano le bevande con cui si accompagna il pasto, anche qui fuori casa si è più portati a scegliere più bibite zuccherate, alcol in quantità non moderate.

Bisogna anche dire che nella maggior parte dei casi mangiare fuori casa non è una scelta propria ma dettata dal tempo e dal ritmo del lavoro, è gia un successo coloro che riescono a mangiare con le gambe sotto il tavolo in un locale, spesso vedo atri anche d'ospedale con persone sedute che consumano un pasto veloce.

Di prevenzione al Diabete in questo blog ne abbiamo parlato spesso, per prevenire il Diabete di tipo 2, è importante cercare d'evitare l'Obesità, il fattore di rischio più importante, sono importanti le scelte personali a tavola, in quantità e qualità. cercando quello preparazioni che richiedono meno condimento sia in casa ma specialmente fuori casa e rimane secondo me molto importante l'attività fisica dal camminare a piedi 10.000 passi al giorno, un'ora ad attività più importante dalle due o tre volte alla settimana.

lunedì 9 novembre 2015

Comunicazioni suonate : Airc i giorni della ricerca in TV con cioccolatini e salumi

Ultimo articolo sul cancro consecutivo, lo giuro. Io non sono nessuno, solo un semplice ascoltatore, sabato ho accesso la televisione è ho scoperto che c'era la questua dei fondi per la ricerca sul cancro (Airc), e come la fanno? Invitando ad acquistare cioccolatini!

Ora io comprendo che non bisogna demonizzare nessuno alimento per amore del cielo ma stiamo parlando di cancro, ci sono innumerevoli ricerche che collegano il cancro con i comportamenti alimentari poco corretti, è proprio necessario parlare di cioccolatini?

Io comprendo le arance, la mela, le prugne, che insegnano a mangiare più frutta, ma altri gruppi d'alimenti sarebbe meglio evitare, se poni quesiti ti rispondono quello "è il nostro sponsor", ma se ve lo chiede una marca di sigarette, ricordo che il fumo è uno dei fattori più a rischio per il cancro, fate la pubblicità alle sigarette e la promozione al fumo? Se uno vi da un euro per buttarvi a mare, lo fate?

E' come se l'associazione degli alcolisti anonimi si facesse sponsorizzare da una marca di whisky, mentre si mandava la richiesta di ricerca di fondi su un sottofondo di uno show che ha parlato di salumi di quando sono buoni i salumi, ricordo che proprio alcuni giorni fa, le carne trasformate incluse i salumi sono state inserite tra gli alimenti cancerogeni.

Ho trovato tra la richiesta di fondi della ricerca del cancro e argomenti trattati una forte disparità, l'occasione di avere una o due giornate per parlare di cancro sui media, possono essere adoperate in ben altro modo.

Mi piacerebbe vedere che nella giornata della ricerca del cancro si parli di prevenzione, delle ultime scoperte medico scientifiche, cosa fare quando ti capita un cancro, gli interventi di sostegni delle regioni per le persone affette da tale patologia, non voglio sentire parlare di quanto è buono il cioccolato o di quanto è buona la coppa piacentina.

Mentre i professionisti della salute si possono informare tutti i giorni, le persone comuni hanno meno contatti e possibilità, bisogna cercare in cui pochi momenti in cui c'è attenzione mediatica di parlare di salute e di prevenzione  e cercare di veicolare modalità di comportamenti corretti e preventivi nei confronti del cancro.

Invece ho come l'impressione che si fa tutto il contrario, perfino la promozioni e la pubblicità dei salumi!

Ritengo che sia qualcosa di poco piacevole da vedere, bisogna che in queste occasioni ci sia un maggiore controllo sui contenuti per non fare passare messaggi che creino confusione nell'ascoltatore!

giovedì 5 novembre 2015

Salute o piacere del gusto?

Non si è ancora spento l'eco delle problema della carni trasformate iscritte tra gli alimenti cancerogeni, il dilemma sembra che si sia condannati a scegliere tra salute e piacere del gusto, invece no, la differenza è tra un' alimentazione monotona e un' alimentazione varia. 

Lo spunto me lo ha dato una signora sabato al supermercato, io parto sempre dal basso perchè secondo me quello che è importante non è tanto il dibattito in televisione oppure quello scritto sul quotidiano New York Times, ma quanto di tutto questo arriva a chi va a fare la spesa, che di fatto decide cosa la famiglia consuma.

Mentre aspetto il mio turno al banco Salumeria e Formaggi, la signora prima di me, inizia a ordinare :
3 etti di prosciutto crudo diviso in tre, un etto per pacchetto, 
la stessa cosa 3 etti di speck
la stessa cosa 3 etti di pancetta, 
la stessa cosa 3 etti di salame Ungherese, 
la stessa cosa 3 etti di salame Toscano
la stessa cosa 3 etti di salame Milano
a un certo punto non ce l'ho fatta più e le ho chiesto

Signora le piacciono i salami?

Si, mi scusi lei è dopo di me, ma io ho tempo di fare la spesa solo il sabato, prendo un salume diverso tutte le sere per variare l'alimentazione, sono una giornalista!

Eh beh certo che la varia tantissimo l'alimentazione, tutte le sere un salame diverso.

Non ho tempo di fare da mangiare, sono impegnata tutto il giorno, siamo in tre a casa un etto per uno, tutte le sere cosi sono a posto!

Che fortuna, avrei voluto dirgli, scusi ha sentito dire che è cancerogeno, ma a una cosi è meglio non dirglielo!

Un dubbio atroce mi sfiora ma noi quando parliamo di un alimentazione varia, forse non ci esprimiamo bene, perchè se una che dice di fare la giornalista per fare un alimentazione varia cambia salame tutte le sere, c'è qualcosa che non va, variare vuole dire più gruppi d'alimenti frutta, legumi, verdura, no il variare il tipo di salumi, forse siamo noi che ci esprimiamo male?


La praticità e la velocità in rima con il gusto?

Ma i o comprendo, se vai al super e prendi non dico un insalata da lavare ma un insalata già lavata in busta, la devi aprire, metterla nell'insalatiera, condirla è un lavoro, invece con il salume tac apri il pacchetto è già pronto.

Metti che compri una zuppa, non che la fai tu per amore del cielo, già pronta, devi scaldarla nei micro onde, assaggiarla se è calda  e se devi aggiungere qualcosa, mentre invece con i salumi tac apri il pacchetto è già pronto.

Metti che prendi un piatto pronto surgelato e ricordati di tirarlo fuori in anticipo, scongelalo, riscaldalo, mettilo nel piatto invece con un salume tac apri il pacchetto è già pronto.

Ma io penso che c'è un aspetto che pochi trascurano, mi sembra che siamo un po tutti bambini, non mangiamo quello che ci fa bene, ma solo quello che ci piace, perchè i salumi con la loro percentuale di grassi e la loro percentuali di sale, con le spezie, stimolano le nostre papille gustative, il nostro piacere orale, nella nostra società sembra che il piacere del cibo sia la cosa più importante.


Dal divezzamento all'età adulta abitudini da modificare?

Penso che questo abitudine verso certi sapori nasca da più lontano, in tempi non sospetti nel 2013 a seguito di una domanda di una lettrice, ho criticato la facilità con cui si consigliavano i salumi già nella fase del divezzamento del bambino, io personalmente l'ho visto come un segno della conquista delle aziende, perchè se si è riusciti a mettere questo nei schemi dei lattanti a fare mettere scusate il termine le fette di salame nel biberon, vuole dire che di dispone di un potere molto forte economico.

Il mio dubbio dal momento che se il senso del gusto del bambino si costruisce nei primi due anni di vita, il rischio è che se un bambino abituato a mangiare un certo sapore fin dalla tenera età, nel nostro caso salumi rischia che mantenerlo anche nell'età adulta, questa abitudine al gusto ricco di sale, grassi e spezie?

Credo che il ruolo della politica dovrebbe molto importante in una ricerca negli Stati Uniti pubblicata su Health Affairs ha messo in rilievo di come un cambiamento di alimentazione negli ultimi anni sulla popolazione un generale anche piccoli hanno aiutato a prevenire la morte di 1,1 milioni, con meno casi di diabete, di malattie cardiache e il cancro.

A permettere questo sono stati gli interventi normativi come il divieto degli Stati Uniti  dei grassi trans, l'ostacolare il maggior consumo di bevande zuccherate, una maggiore istruzione alimentare nelle scuole e nei campus universitari, cosi la dieta generale è migliorata e questo si è tradotto in meno morti premature.


La politica della salute non ha la cultura della prevenzione nell' alimentazione

La politica ha un ruolo importante in questo, certo in Italia non si è molto fortunati ricordo che l'attuale Ministro ha difeso le aziende che producono merendine, un Ministro più preoccupato della Salute delle aziende che dei cittadini, propio questa mattina ha dato un intervista dicendo che prima d'andare al Ministero si è mangiata una bella bistecca, una bistecca per colazione? Complimenti, giusto per fornire un ottimo esempio di competenza!

Nonostante questo i mezzi per intervenire sulla salute dei cittadini ci sono, togliendo dalle mense alimenti su sui il sospetto d'essere cancerogeni, sanzionare la pubblicità e la promozione di questi alimenti, anche solo togliere le agevolazioni fiscali della comunicazione alla pubblicità dei salumi per esempio, sono delle cose che non costano nulla ma sarebbero dei segnali importanti.

Questo perchè meno patologie vuole dire anche un minore costo della spesa sanitaria, si cerca di risparmiare sulla radiografie al pronto soccorso mentre si possono raggiungere più vantaggi prendendo altre decisioni a costo zero ma che possono incidere molto di più sulla spesa sanitaria.

Io penso che tutte le campagne d'educazione alimentare sulla buona alimentazione e la prevenzione del cancro saranno perfettamente inutili, se si ha un certo tipo di gusto come riferimento, molti mi hanno scritto dicendo che se non mangio salumi mi sembra di non essere soddisfatto.

Io credo sia questo uno dei punti da cui bisogna partire, insegnare a modificare il senso del gusto, passare da un alimentazione monotona e poco varia (un salume tutte le sere) a un alimentazione più ricca con la consapevolezza che ci si alimenta sia per il piacere ma anche per la salute.